Nativi digitali: sanno davvero usare internet?

Le nuove generazioni sono cresciute a pane e iPhone: a confronto con i quarantenni di oggi, per i quali il cellulare ha rappresentato la più grande invenzione al mondo e la Apple è la guru dei dispositivi mobile, i ragazzi di oggi, quelli dai 15 anni in su, hanno avuto la fortuna di crescere sapendo già cosa fosse internet, ma siamo sicuri che sappiano davvero come usare la rete?

Tra il dire e il fare: quanto sono digitali i ragazzi di oggi?

Se i 40enni di oggi giocavamo con le costruzioni Lego, i ragazzi che oggi hanno dai 15 ai 29 anni hanno subito messo mano ad iPad, iPhone e tablet di vario genere giocando con la App o il videogioco dei Lego più che con le costruzioni vere proprie. Queste nuove generazioni, in pratica, sono nate e cresciute a pane e iPhone e per loro maneggiare una App o avere tra le mani un tablet con cui prendere appunti a scuola è una cosa del tutto normale, eppure c’è da chiedersi quanto questi ‘nativi digitali’ sappiano usare realmente la rete. Li vediamo per strada già attaccati a un iPhone o uno smartphone di ultima generazione che smanettano a più non posso con le versioni aggiornate di applicazioni e videogiochi eppure non ci chiediamo quanto in realtà questi ragazzi sappiano usare il web e se lo sanno usare senza rischi e in modo corretto.

L’essere ‘nativi digitali’ infatti, non rende questi ragazzi per forza eruditi sui mille usi e le mille precauzioni da prendere quando si usa una rete wifi aperta e, a tal proposito, anche i numeri parlano chiaro: sembra che il 42% dei ragazzi tra i 15 e ii 29 anni non conosca i rischi delle reti wifi aperte e addirittura il 50% non controlla le autorizzazioni richieste quando si installa una App. Peggio ancora chi non usa password o blocchi per proteggere lo smartphone da sguardi indiscreti: nessuna precauzione quindi, sono abituati a prendere questi ragazzi.

Certificazione informatica utile anche per i ‘nativi digitali’

A informarci su questi dati un po’ preoccupanti è l’ECDL, proprio lo stesso ente che, tra l’altro, si occupa delle famose certificazioni per la patente europea del computer: in pratica, dalla ricerca e dalla raccolta dei dati dell’ente è stato appurato che la generazione compresa tra i 15 e i 30 anni sopravvaluta le proprie capacità e soprattutto le proprie conoscenza per quanto riguarda l’utilizzo corretto della rete internet. In pratica l’ECDL sta affermando che proprio coloro che dovrebbero di natura risultare i più ‘skillati’ e i più ‘navigati’ sulle norme base in fatto di sicurezza e gestione delle reti internet, in realtà ne sanno meno di chi all’anagrafe risulterebbe avere meno dimestichezza.

Anche nel momento in cui questa generazione dichiara di possedere tutte le conoscenze necessarie sull’utilizzo di internet in realtà, mente spudoratamente e ciò lo si è potuto verificare tramite test pratici in cui dell’84% del campione intervistato e che ha affermato di avere buone se non ottime conoscenze in materie, si è invece rivelato fortemente ignorante: il 49% infatti, ha ottenuto scarsi risultati. Ciò che più allarma è che sia proprio la fascia di età 15-29 a distinguersi per il maggiore divario tra pratica e teoria, ovvero che sanno come andrebbero usate le reti internet in sicurezza, ma non sanno come applicare questi buoni principi.

Quali sono i filtri migliori per la moto?

Oggi è difficile capire che tipo di filtri servono per la propria moto e per questo quando decidiamo di cambiarli non ci azzardiamo a farlo da soli ma ci rivolgiamo sempre alla stessa persona, con la sicurezza che il lavoro di manutenzione venga per bene, e si sia subito pronti a ripartire in cerca di terre desolate e sperdute.

Filtri puliti per una maggiore velocità

Il vento tra i capelli, sfrecciare a tutta velocità su circuiti poco frequentati, percorrere da un capo all’altro la città attraverso un itinerario poco noto o semplicemente arrivare al punto prestabilito, scendere dalla sella e fisare davanti a sé: un’avventura in moto promette di regalare molte emozioni e di sicuro per la maggior parte che decide di rinunciare all’auto al posto della moto, sarà così dato che professano una sola religione, eppure la moto non è da molti vista o vissuta come semplice mezzo di trasporto ma anche come una parte di sé che vuole, attraverso quel sellino, venire fuori in un modo un po’ inconsueto, ma è pur sempre una maniera per sentirsi diversi ed emergere dalla massa di quanti comprano un’auto e poi spendono il doppio per manutenzione e per mantenerla.

Non che la moto, se la si vuole davvero tenere bene, non abbia bisogno delle stesse cure di un’auto, anzi forse c’è da stare maggiormente attenti, dato che i meccanici che non sanno il fatto proprio ce ne sono eccome, per questo magari poche ed essenziali conoscenze in materia, possono aiutare a stare attenti ai gli imbroglioni o agli esagitati per i quali tutto ha un prezzo piuttosto altuccio anche se non vale tanto il più delle volte.

Auto o moto?

Dalla macchina alla moto il passo è breve: basta solo tener presente che per alcuni versi un bolide è più impegnativo quanto a manutenzione di un’auto e periodicamente sono necessari dei controlli per confermarne il buono stato o se c’è bisogno di sostituire o pulire i famigerati filtri dell’aria. La manutenzione dei filtri è abbastanza semplice in realtà, tanto che la sostituzione è un’operazione che è anche possibile effettuare senza per forza rivolgersi al proprio meccanico di fiducia: basta scegliere il filtro più idoneo alle esigenze del proprio bolide e montarvelo su.

In realtà la questione spinosa è come scegliere i filtri e quindi in base a quali caratteristiche stabilire da soli, senza alcun aiuto dell’esperto, quali filtri per l’aria vanno bene per la propria motocicletta e quali meglio lasciare da parte. I filtri in realtà, sono prodotti da diverse aziende e molti di loro si trovano anche a buon prezzo e di una qualità buona, mentre se si desiderano o meglio, bisogna per forza propendere per altri filtri di qualità superiore allora non c’è altra scelta che optare per filtri almeno affidabili, che garantiscano alte prestazioni così da consentire alla moto di sfrecciare in tutta sicurezza sull’asfalto, e che siano ecologici altrimenti una bella penalizzazione non ve la toglie nessuno.

Cosa si nasconde sotto gli oceani?

Quanto è sicuro oggi il pesce che arriva sulle nostre tavole non lo sappiamo precisamente: la salute degli oceani dipende da quanto ci si impegna nella tutela dell’ambiente, per cui quanto più riusciamo a compiere il nostro dovere per l’ecosistema terrestre, tanto più mangeremo alimenti sani. E se i pescato degli oceani fosse tutto inquinato?

Quanta plastica c’è negli oceani?

Facile trovare su una spiaggia rifiuti di ogni genere, specialmente se quei rifiuti restano lì senza che nessuno si occupi della loro raccolta: così come sono inquinate le spiagge di tutto il mondo, è facile supporre che in fondo agli oceani si trovino i rifiuti migliori. Peccato che l’inquinamento degli oceani passi anche attraverso le nostre tavole per cui il pesce che mangiamo non è detto che sia molto sano, soprattutto se si scopre che il fondo degli oceani è popolato da oltre 270mila tonnellate di plastica.

È questo infatti il dato pubblicato sulle principali riviste di scienza che trattano dell’inquinamento dei mari sul nostro pianeta: 270mila tonnellate equivalgono a più di una discarica e più precisamente è come se circa 40 mila camion della nettezza urbana avessero scaricato i propri carichi di spazzatura. È quindi incredibilmente enorme la quantità di plastica che popolerebbe gli oceani: ancora oggi gli scienziati cercano di capire effettivamente quanta plastica ogni giorno venga immessa nelle acque terrestri e soprattutto come questo inquinamento incida sulla fauna e la flora marine.

Come proteggere l’ecosistema marino?

Pesci, uccelli e tutto l’ecosistema marino infatti, finiscono inevitabilmente con il diventare vittime di questo inquinamento di materiale plastico e se il pesce che ingerisce un’alga di un ambiente inquinato, arriva sulle nostra tavole, la questione diventa allarmante ancora di più. Com’è possibile verificare tali dati? Proprio come hanno fatto i ricercatori stessi finora: in pratica, per accertarsi della veridicità delle cifre stimate, i ricercatori hanno usato una rete a maglia stretta sul fondale dell’oceano per poter raccogliere anche i più piccoli elementi di plastica, e hanno contato a vista tutti gli oggetti di plastica che sono apparsi in superficie come bottiglie, scarti, borse, scarpe, giocattoli, e altro. Per calcolare quanto materiale plastico fosse presente anche nelle parti di oceano non rastrellate, gli scienziati si sono attenuti a modelli numerici e hanno precisato come i loro calcoli stimassero solo i materiali galleggianti senza contare quelli inevitabilmente ancorati ai fondali.

Lo studio ha visto coinvolti per la prima volta anche zone quali l’oceano Indiano, l’Atlantico meridionale e la regione antartica, ovvero tutte aree che finora non si erano mai prese in considerazione in indagini di questo tipo. I ricercatori inoltre, per avere un ulteriore riscontro del loro studio, hanno messo a confronto le loro stime numeriche con i valori ottenuti da altri ricercatori che hanno usato altre tipologie di studio e in zone più limitate trovandovi un riscontro positivo. Per evitare che i nostri oceani diventino quindi, altre enormi discariche, bisogna prestare attenzione a come si effettua la raccolta differenziata dei rifiuti: riflettendo bene, infatti, è proprio dal piccolo gesto di gettare la plastica nell’apposita busta che è possibile iniziare pian piano a curare i nostri mari.

Dieta proteica, alleata per dimagrire

Conosciuta anche come dieta a basso contenuto di carboidrati, ovvero low cab diet, la dieta proteica agevola il dimagrimento di chi vuole subito vedersi bella e in forma e soprattutto in poco tempo: ciò è reso possibile attraverso l’assunzione di sole proteine e bandendo da tavolo tutte le specie di carboidrati. Questa alimentazione permette all’organismo di asciugarsi più facilmente e in minor tempo rispetto a un regime alimentare che preveda l’assunzione di carboidrati.

Come funziona la dieta proteica?

È soprattutto nota come la dieta del palestrato, ma ormai è di fatto diventata un regime alimentare adatto a qualsiasi tipo di persona che voglia dimagrire bene e presto: la dieta proteica prevede un’alimentazione, come si evince dalla parola stessa, ricca di proteine e quindi a bassissimo contenuto di carboidrati. Come regime alimentare sembrerebbe uno dei migliori perché consente di mantenersi sempre in forma e di non mettere su massa grassa, ma come funziona esattamente? In pratica chi decide di seguire questa dieta decide anche di bandire carboidrati complessi e di assumere prevalentemente solo proteine magre insieme a una minima percentuale di carboidrati, per questo il dimagrimento si rivela fin dalla prima settimana di dieta molto veloce dato che l’organismo si ‘asciuga’ di tutta l’acqua provocata dalla ritenzione idrica e anche dall’assunzione eccessiva dei carboidrati.

Le proteine hanno il vantaggio di collaborare affinché l’organismo mantenga integra la sua massa magra: una maggiore quantità di massa magra si traduce anche in una maggiore tendenza a bruciare grassi e lipidi, e quindi a combattere la fame. Quante proteine al giorno bisogna assumere con questo regime alimentare è presto detto: la quantità giornaliera cambia a seconda dell’età e del sesso, in genere per un uomo adulto è fissata in 56 grammi al giorno, mentre per una donna si ferma a 46 grammi. La cosa davvero importante, in realtà, è sapere quali tipi di proteine vanno assunte e quali è meglio evitare rispetto alle altre.

Dimagrire con le proteine

Per chi intende perdere peso e tornare in forma in breve tempo il regime alimentare basato esclusivamente sull’assunzione di proteine è l’ideale, ma bisogna sapere quali sono le proteine che più di altre stimolano il metabolismo e quindi favoriscono un rapido dimagrimento. L’accumulo di grassi dipende il più delle volte d a un metabolismo che funziona troppo lentamente e che va scosso un attimo: questo è infatti, l’effetto che la dieta proteica favorisce: con questa dieta si iniziano a nutrirsi di tutte quelle proteine che servono appositamente per stimolare il metabolismo a bruciare di più.

Ciò si traduce in un via libera a pesce, pollo, carne rossa, formaggi magri, uova e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi: si potrà portare a tavola un bel petto di pollo cotto alla piastra, una coscia di pollo al forno, un’orata all’acquapazza, o due uova a la coque, da accompagnare con una razione di carboidrati intelligenti, ovvero cereali integrali, frutta e verdura che riusciranno a garantire all’organismo un giusto apporto di fibre.

Uber può discriminare i suoi utenti?

È possibile che un’applicazione possa trattare diversamente i suoi utenti? È ciò di cui si è discusso recentemente riguardo la popolare applicazione Uber che tanto scalpore ha suscitato anche nel nostro paese, ma vediamo meglio cosa si intende quando si parla di discriminazione degli utenti da parte di una applicazione.

Digital divide: quando è l’utente a pagare

Ancora web e social media sul piano internazionale e questa volta la scena è occupata da uno dei colossi che più velocemente di altri si è affermato in tutto il mondo, ovvero Uber. Sembra che il suo nuovo algoritmo possa in qualche modo generare una diseguaglianza tra i suoi utenti: a pensarlo solamente sembra assurdo dato che creare queste situazioni non giova nessuno, per cui com’è possibile che possa accadere una cosa del genere?

È presto detto: quando si paga per il trasporto con Uber l’importo viene generato da un algoritmo e non in base a una tariffa per cui tale algoritmo cambia a seconda di una serie di regole e contrappesi che non sono ancora ben noti in quanto ‘nascosti’ proprio dalla presenza di questo antipatico algoritmo. L’utente quindi ha a che fare con una sorta di scatola nera: prenota tramite Uber usando un semplice pulsante, ma non è possibile sapere da cosa e in base a quali fattori viene generato il prezzo che si va a pagare per la corsa con Uber.

Problema trasparenza: se il prezzo resta basso che importa?

In pratica è possibile che due utenti diversi, a parità di luogo, auto e percorso, paghino un prezzo diverso semplicemente perché l’uno l’ha prenotato 5 minuti prima dell’altro. Questa è la tesi presentata dagli studiosi del College of Computer and Information Science della Northeastern University che illustra come funziona l’algoritmo di Uber: in pratica, quando si prenota la corsa l’algoritmo suddivide le tariffe delle corse a seconda delle zone di una città, modifica l’offerta ogni 5 minuti e effettua anche sconti temporanei che vengono percepiti dall’utente del tutto casuali.

A pensarci quindi, sarebbe sufficiente attendere qualche secondo per riuscire a prenotare la corsa con Uber a un prezzo più conveniente: peccato dipenda dal ‘fato’, o più propriamente dall’algoritmo che cambia ogni momento e non permette in effetti a due persone che partono dallo stesso posto di pagare la stessa tariffa. L’utente medio si sentirebbe truffato dato che si tratta prevalentemente di un problema di trasparenza per cui Uber non vuole essere chiara su come il suo algoritmo funzioni, se non fosse che Uber risulta già il servizio più economico che esista per cui non rappresenta un vero problema per l’utente medio dell’applicazione pagare qualche euro in più qualcosa che è economico già di per sé. Purtroppo per ora percependo le app come una sorta di vetrine in cui poter vedere cosa acquistare e a quanto, non ci si rende conto che anche il nostro collega d’ufficio può usare la stessa applicazione e trovarsi davanti qualcosa di diverso e magari di più appetibile.

I 7 motivi per montare uno scarico sulla moto

Da sempre ciò che viene raccomandato anche ai motociclisti più esperti è quello di fornire il proprio bolide di un appropriato scarico: poche sono le aziende che possono definirsi sinonimo di qualità e innovazione nella realizzazione di sistemi di scarico per moto e scooter usati come ricambi aftermarket o da montare su auto e moto anche di marche importanti. Vediamo perché è preferibile montare uno scarico di marca sulla propria moto.

Come scegliere il proprio sistema di scarico

Molte sono le aziende che vengono definite leader tecnologiche nella scelta dei materiali da usare nella realizzazione dei propri prodotti, e tante sono quelle che sempre più immettono sul mercato prodotti dal design innovativo e che dimostrano di distinguersi per le notevoli prestazioni: anche i sistemi di scarico rientrano tra i prodotti per cui una casa produttrice investe sia in design che in tecnologia. I risultati che il più delle volte le aziende raggiungono derivano da una stretta collaborazione delle stesse con i diretti interessanti ovvero i diversi racing team: infatti, tanti sono i piloti mondiali che usano testare i vari sistemi di scarico sulla proprio moto prima di trovare il migliore.

Quali sono i motivi che inducono a montare un sistema di scarico piuttosto che un altro su una moto? Prima di tutto, l’elemento che più favorisce la scelta oggi è un design accattivante, quindi la potenza dello scarico, il suono inconfondibile, l’uso di materiali resistenti e di alta qualità e una tecnologia sempre all’avanguardia. Inoltre, i piloti sono attenti oggi a scegliere il sistema di scarico anche in base a quanto un’azienda si applica nel settore ricerca e sviluppo per incrementare la performance dei suoi prodotti.

I fattori secondo cui effettuare la scelta

Il design dei sistemi di scarico rappresenta uno degli elementi he ha permesso a diverse aziende di diventare famose nella progettazione di sistemi di scarico, oltre a ciò non bisogna sottovalutare l’uso di materiali di qualità che incidono sulla prestazione dello scarico e della moto intera durante le competizioni. Anche il rumore o sound dello scarico non è da considerare come elemento ultimo: se risulta profondo sarà proprio in pista la sua prova maggiore che consentirà di testare anche nuovi elementi. Mettere alla prova i diversi sistemi di scarico per migliorarne le prestazioni e la ricerca e lo sviluppo da parte dei tecnici è il minimo che un pilota di racing possa fare per arrivare in pista al massimo della forma.

In pista, infatti, si effettuano le misurazioni della performance del sistema di scarico in modo altamente rigoroso perché tali prove servono all’azienda per creare scarichi che riescano sempre più a essere il giusto compromesso tra materiali di alta qualità, tecnologia all’avanguardia e design innovativo. Titanio, acciaio inox austenitico e fibra di carbonio sono i materiali maggiormente usati per la realizzazione dei sistemi di scarico perché si tratta di materiali che permettono di garantire sia una maggiore leggerezza dello scarico e sia una notevole resistenza alla trazione e alla corrosione.

Quando la salute dipende da un coenzima

Forse non tutti sanno che il coenzima q10 è uno dei più potenti antiossidanti di cui è composta ogni cellula del nostro corpo: lo scopo principale del coenzima è quello di trasformare il cibo di cui ci nutriamo ogni giorno in energia vitale.

Quando una cifra racchiude un significato più grande

Il coenzima q10 è conosciuto dagli addetti ai lavori anche come ubiquinone e ha un ruolo fondamentale nel garantire il giusto funzionamento dei mitocondri: la funzione di questo coenzima così noto è, infatti, quella di assicurare una buona efficienza fisica del nostro organismo favorendone la produzione di energia vitale. Il cuore, i vasi sanguigni, o il sistema nervoso non potrebbero funzionare in modo corretto se il nostro organismo non fosse ricco di coenzima q10, che in realtà è un ingrediente indispensabile per salvaguardare la salute di questi tessuti in cui il dispendio di energia è maggiore rispetto al resto del corpo.

Questa sostanza, quindi, favorisce la produzione di energia a livello cellulare, il che si traduce in un miglioramento della resistenza fisica, della capacità aerobica e, soprattutto, in una diminuzione della percentuale di massa grassa presente nell’organismo. Delle alte concentrazioni di questo coenzima si trovano per lo più a livello del cuore, e ciò ha fatto supporre che l’eventuale assunzione di integratori possa favorire ulteriormente la lotta contro potenziali sviluppi di ischemie o di altre insufficienze cardiache, per cui più alti si rivelano i livelli di coenzima q10 nel proprio organismo, più si va a ottimizzare un aumento dei livelli di energia necessari per l’attività cardiaca.

I mille benefici del q10

Il coenzima q10, quindi, è un antiossidante a tutti gli effetti, ovvero contribuisce alla protezione delle cellule dall’attacco dei radicali liberi, i maggiori responsabili dell’invecchiamento cellulare, e in particolare l’azione del coenzima agisce contro i perossidi che deteriorano lo stato del collagene e dell’elastina presenti nelle cellule cutanee. Tradotto significa che assumere coenzima q10 contrasta la perdita di tonicità e di elasticità della pelle e rallenta l’insorgere delle prime rughe.

Alcune ricerche, inoltre, hanno anche confermato l’importanza degli integratori di coenzima q10, che possono aiutare a prevenire infarti, insufficienze cardiache, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e lo sviluppo del diabete. Assumere ogni giorno una dose di coenzima q10 riduce l’eventualità di soffrire di attacchi cardiaci o di angina pectoris, aiuta a gestire l’insufficienza cardiaca congestizia, a ridurre la pressione sanguigna e l’ipertensione arteriosa, oltre a favorire la diminuzione del livello di colesterolo nel sangue.

Internet e la sua Carta dei diritti: ecco cosa cambierà

Per l’Italia lo scopo della mozione che sarà portata all’attenzione della Camera è quello di andare in vacanza con u problema in meno di cui preoccuparsi e soprattutto di presentarsi la prossimo appuntamento con l’Internet Governance Forum con un documento ufficialmente riconosciuto.

Carta dei diritti di internet: sarà la volta buona?

Lo scorso marzo si è assistito alla consultazione pubblica sulla Carta dei diritti di internet per la quale un ristrettissimo comitato della Commissione che ha eseguito una prima stesura della Carta, ne sta valutando e integrando le proposte e le diverse osservazioni avanzate durante le tante audizioni e anche tramite la piattaforma online. Si è arrivati alla decisione che la nuova versione della Carta in realtà sarà presentata come una mozione parlamentare allo scopo di arrivare prima dell’estate a una prima presentazione della Carta in Camera dei deputati. Magari proprio durante questa occasione si potrà già mettere ai voti la Carta prima che i parlamentari si diano completamente alle ferie estive.

La presentazione e il voto positivo della mozione consentirebbe di presentarsi al prossimo appuntamento dell’Internet Governance Forum che si terrà in Brasile con qualcosa di concreto in mano e soprattutto di ufficiale dato che fino al prossimo novembre si spera che la Carta dei diritti di internet possa essere passata al vaglio dall’assemblea parlamentare e essere messa ai voti, così da poterne uscire magari positivamente. In Parlamento la Carta ha destato molte osservazioni precise e i punti che hanno destato le perplessità e i dubbi maggiori sono stati quelli relativi al concetto di neutralità della rete, di anonimato online e del diritto all’oblio.

Confronto e raffronto sulla Carta

Per fortuna la Carte di per sé non ha destato opposizioni e nessun parlamentare ne ha messo in dubbio l’impianto complessivo, però le proposte per rendere più precise certe diciture e chiarire meglio qualche articolo ci sono state eccome, per cui di conseguenza a dover essere rivisti in qualche punto sono gli articoli 1,2, 3, 9 e 10. La Carta dei diritti di internet sta per essere presentata in Parlamento: la nuova stesura stata affidata a un comitato speciale che ha dovuto effettuare un lavoro molto importante nella redazione dei diversi articoli e il cui scopo non è ovviamente quello di ingabbiare internet o peggio ostacolare lo sviluppo di quelle imprese che propongono servizi di rete, ma piuttosto la Carta vuole fungere da vademecum ovvero vuole orientare e stabilire delle priorità necessarie in questo particolare settore.

In pratica, la Carta mira a essere una sorta di punto di riferimento che andrà a supportare i successivi provvedimenti legislativi che saranno presi sui temi del web, del digitale e di internet. Della Carta i nostri parlamentari ne hanno discusso anche con una commissione dell’Assemblea francese inoltre si sta programmando in occasione dell’evento brasiliano, un seminario con la World Wide Web Foundation: insomma, la buona volontà sembra esserci, bisogna solo sperare di portare a casa un buon risultato.

Salvare il pianeta con gli impianti fotovoltaici

Un impianto fotovoltaico è formato da diversi moduli che sfruttano l’energia del sole per la produzione di energia elettrica. Oggi sono molte le industrie, le fabbriche ma anche le abitazioni residenziali ad avere installato un impianto fotovoltaico dato che consente di usare creare energia elettrica in ogni momento della giornata.

Fotovoltaico, questo sconosciuto

Sempre più richiesto e sempre di moda, non tutti sanno realmente cosa sia e come funzioni un impianto fotovoltaico: in pratica si tratta di un sistema formato da diversi moduli che servono ad assorbire l’energia del sole per convertirla in elettricità da poter sfruttare all’interno della propria casa o di una fabbrica. La tipologia di impianto fotovoltaico più richiesto e diffuso è quella che si collega alla rete elettrica in quanto durante il giorno fornisce l’energia solare, mentre di notte permette di sfruttare l’energia elettrica in tutti quei casi in cui l’energia sostenibile non è sufficiente a ricoprire il fabbisogno giornaliero di elettricità dell’ambiente interessato.

In genere i moduli che formano un impianto fotovoltaico vengono installati sul tetto o, in sua mancanza, sul terrazzo della casa in questione: i moduli hanno il compito di assorbire i fotoni dei raggi solari e di trasformarli in energia elettrica. Si tratta di una conversione avviene in maniera istantanea dato che basta semplicemente che i raggi solari vengano a contatto con i moduli fotovoltaici. L’energia elettrica prodotta dai pannelli è corrente continua, che sarà ulteriormente trasformata in corrente alternata a uso domestico. Nel momento in cui si dovesse produrre una quantità di energia maggiore rispetto a quella consumata, tale eccesso sarà automaticamente immesso nelle rete elettrica.

I benefici dell’energia sostenibile

L’impianto fotovoltaico permette di produrre energia elettrica da poter subito utilizzare in casa: anche quando le condizioni metereologiche non sono proprio eccezionali, i moduli permettono ugualmente una sorta di raccolta di energia elettrica, inoltre vale la pena installare un impianto del genere per i diversi vantaggi che se ne ottengono, primo fra tutti il risparmio economico.

Forse l’installazione dei moduli può comportare all’inizio una notevole spesa iniziale, che però si riesce ad ammortizzare pienamente già nei primi mesi di utilizzo. Ecco perché un impianto fotovoltaico rappresenta una valida soluzione per ridurre il consumo di energia elettrica nonché per abbattere il costo della bolletta. Proprio perché si tratta di un sistema di risparmio energetico, oggi è ancora possibile avanzare richiesta allo Stato degli incentivi fiscali fino al 50% della spesa di acquisto e installazione: un impianto del genere quindi, rappresenta una vera e propria forma di investimento.

Ecco 10 mestieri che andranno in futuro

Quali saranno le professioni del domani? Saranno derivate da quelle attuali o completamente introdotte ex novo nel mercato del lavoro del futuro? A stilare una sorta di classifica di quelle che potrebbero essere le nuove professioni del futuro c’ha pensato Fast Company.

Quale professione nel prossimo futuro?

Ogni anno c’è sempre qualche novità nel settore lavorativo: i nuovi media hanno introdotto nuove professioni che qualche decennio prima non potevamo nemmeno solo immaginarci, e niente vieta che qualche odierno settore lavorativo troverà ulteriore sviluppo nel futuro o si amplieranno o addirittura creeranno ex novo nuovi mestieri che, proprio come un tempo, non possiamo nemmeno azzardare a ipotizzare. Le professioni del domani potrebbero stupirci sia in senso negativo che in senso positivo ovviamente, ecco perché a volerci preparare almeno in parte alle professioni del futuro è Fast Company che addirittura ha stilato una classifica dei lavori che andranno più forte. Nomadi digitali e lavori freelance sembra non mancheranno anche in futuro e alla luce dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro secondo cui il 60% dei lavoratori in tutto il mondo non gode di nessun tipo di contratto, anche la situazione lavorativa futura potrebbe fare acqua.

Nonostante ciò, Fast Company, che spinge i propri lettori a pensare altrimenti e a creare il proprio futuro lavorativo, ha pubblicato una breve rassegna delle professioni che saranno più quotate nei prossimi dieci anni e per farlo ha addirittura coinvolto la TomorrowToday Global e la Unique Visions. Cosa ne è uscito fuori? Che uno dei lavori del futuro sarà quello del professore freelance online: oggi l’insegnamento online rappresenta ancora una bella fantasia che potrebbe trasformarsi in realtà se ci si concentrasse meglio sul concetto di educazione.

Nuovi sbocchi, vecchi mestieri

L’urban farming sarà un altro mestiere del futuro nonostante stia gia da ora sviluppandosi nella giusta direzione, ma oggi è più un qualcosa che viene svolto come hobby per cui ci sono buone possibilità che diventi in un futuro non troppo lontano qualcosa di più serio. Insolito è il mestiere di ‘pianificatore di fine vita’: poiché l’età media degli abitanti del mondo sta pian piano allungandosi potrebbe essere utile programmare la fine della vita e probabilmente correlato a questo sarà il lavoro di senior caring, ovvero la cura degli anziani non solo dal punto di vista sanitario ma anche piscologico facendo trascorrere all’anziano momenti piacevoli finché può.

Ed ecco che potrebbe venire in aiuto la figura dello specialista sanitario in remoto capace di alleggerire il peso delle strutture sanitarie esistenti. Anche i tecnici per impianti e protesi neurali andranno alla grande dato il settore in via di sviluppo che si pensa ben avviato tra dieci anni. Oltre a professioni prettamente legate all’andamento della popolazione, serviranno però anche persone capaci di installare, gestire e spiegare il mondo degli oggetti smart dai termostati alle lavatrici intelligenti che avremo in casa e per cui servirà una consulenza dato che non tutti sapranno usare al meglio l’internet delle cose. Tornando a mestieri che già dai nostri giorni stanno iniziando a prendere piede, non bisogna sottovalutare l’importanza che avrà in futuro il designer per la realtà virtuale sia a fini ludici che lavorativi e che avrà il compito di costruire ambienti virtuali utili o divertenti. Anche per questo serviranno più che mai specialisti della stampa3d: designer e stilisti in tre dimensioni avranno sempre più da fare nell’ideare e sfornare prodotti all’avanguardia e di tendenza.